“CI STO? Affare Fatica” – un reportage

Le magliette rosse in giro per Albignasego

di Alessia Degan

 

 

 

E` un progetto organizzato dai comuni di Casalserugo, Albignasego e Maserà di Padova, con l’associazione sportiva-culturale Pippicalzelunghe; è un’iniziativa che mette al centro i giovani e prevede che i ragazzi dai 13 ai 19 anni che aderiscono, per tutto il mese di luglio si impegnino ad effettuare lavori di piccole manutenzioni in giro per tutto il territorio comunale. 

Le prerogative del progetto sono quelle di insegnare ai ragazzi il senso del lavoro e della fatica, oltre a cercare di “farli uscire dal guscio sicuro” che è diventato la casa di ognuno durante questa pandemia. I ragazzi sono divisi i gruppi da 10 ciascuno, chiamate appositamente squadre, che ogni giorno si trovano in un posto diverso per svolgere attività di cura del verde, di pulizia di strade e sentieri, di tinteggiatura di panchine e staccionate, di realizzazione di murales decorativi, ecc.. Ciascuna squadra è accompagnata da due figure adulte: un tutor, cioè un ragazzo dai 20 ai 30 anni che si occupa di guidare i ragazzi ed organizzare le attività, e da un handyman, cioè un adulto tuttofare che sia in grado di trasmettere le competenze pratiche\tecniche del lavoro sul campo.

I ragazzi di Albignasego hanno colto l’iniziativa molto bene, infatti abbiamo raggiunto le 200 iscrizioni. C’è anche da dire che il Comune stesso ha promosso l’iniziativa con gran calore, stanziando quasi la somma di 56000 euro! 

Jacopo, di 15 anni, era a conoscenza della somma di soldi stanziata ed apprezza molto l’iniziativa, nonostante la semplicità degli attrezzi da lavoro. Benedetta, di 17 anni, alla prima settimana, diceva che si aspettava di fare nuove amicizie, di divertirsi anche se i lavori sono molto faticosi e comunque di imparare cose nuove.

Per la maggior parte dei ragazzi l’iscrizione al progetto è stata effettuata dai genitori ed anche se all’inizio erano un po’ reticenti, l’idea di occupare le mattine in un modo tutto nuovo, era comunque molto allettante. In alcuni casi anche il passaparola è stato efficiente dato che si sono messi d’accordo con le loro classi di scuola. 

Già dopo alcune mattine la maggioranza dei ragazzi ha dimostrato interesse all’iniziativa, aderendovi di fatto e riconoscendone i valori: era una cosa giusta per migliorare l’aspetto del nostro territorio comunale, per aiutare la comunità, per fare nuove amicizie. Alcuni dei ragazzi hanno dichiarato di aver sentito, dopo il lockdown, la differenza tra la quotidianità noiosa a casa, in dad, ed il dover uscire tutte le mattine per lavorare; ma in tantissimi non hanno riportato questo problema dato che anche in casa si impegnavano con alcuni lavoretti domestici e in giardino. 

Un sondaggio tra i ragazzi ha fatto emergere la preferenza per attività più libere e varie, come previste nel progetto, in confronto ad attività più specifiche come cucinare per i senza tetto o aiutare in canile; questo perché è più stimolante per i giovani cambiare attività tutti i giorni. Le eccezioni che confermano la regola sono Ginevra, di 14 anni, che preferisce aiutare qualcuno per farlo stare meglio, ed Alex, di 17 anni, che essendo un amante degli animali avrebbe preferito un’attività specifica rivolta a loro. 

Alcuni ragazzi hanno paragonato il progetto alla scuola: in entrambi bisogna fare fatica e si impara qualcosa condividendo la quotidianità con altri ragazzi della stessa età. Però ci sono anche molte differenze come il clima più teso che si respira in classe, il fatto che a scuola si imparano cose più concettuali mentre nel progetto si imparano attività pratiche e inoltre nel progetto non ci sono i compiti per casa. Ma la differenza più grande è quella che c’è tra tutor ed insegnante: l’insegnante è più grande d’età, e c’è spesso si riscontrano difficoltà a creare un certo feeling. Al contrario, la figura del tutor è più vicina ai ragazzi, per l’età ma soprattutto perché cerca di creare le migliori condizioni per far lavorare la squadra volentieri, a volte aiutando lui\lei stesso\a e dando l’esempio, oltre a scherzare e chiacchierare durante le pause merenda per facilitare la relazione e le amicizie.

Ma il progetto ha presentato alcuni aspetti che i ragazzi chiedono di migliorare per il futuro: l’attività maggiormente presente di manutenzione di staccionate, panchine e giochi da pulire con la carta vetrata e ridipingere con impregnante, dovrebbe essere intervallata ad altre attività con più frequenza; l’organizzazione dei gruppi a volte con componenti di tutti coetanei, perdendo così l’opportunità di confronto con ragazzi più grandi; la consegna dei materiali a volte in ritardo; in alcune sporadiche occasioni l’organizzazione dell’attività giornaliera non coerente con gli attrezzi consegnati per lo svolgimento della stessa, ha causato rallentamenti o ha visto ragazzi non impegnati.

In conclusione, penso che sia stato colto il senso dell’iniziativa e che i ragazzi abbiano imparato il significato di vivere in una comunità, il rispetto degli oggetti. E’ stato confermato anche il senso di appartenenza al progetto, dato dall’indossare le magliette rosse tutte uguali; il rispetto degli oggetti è fortemente legato all’orgoglio di vedere il frutto del proprio sforzo; ed infine la responsabilità anche del primo “lavoretto” retribuito, infatti alla fine di ogni settimana veniva dato ai ragazzi un buono fatica del valore di 50 euro spendibile presso alcuni negozi di Albignasego.

Progetto super approvato!